BENZINA SUL FUOCO

Vent’anni di matrimonio: di questi tempi non è un traguardo da poco. Specie se la coppia è in perfetta sintonia e se ad aumentare l’unione e la serenità arriva una splendida bambina.

Per mamma Laura (nome di fantasia), che non è nata in Italia, le cose vanno sempre meglio, tanto più che può finalmente far arrivare nel nostro Paese gli altre due figli, un maschio e una femmina, nati da un precedente matrimonio. Il marito è partecipe di questa decisione, non si spaventa e anzi diventa subito un padre esemplare per loro, li accoglie come se fossero suoi figli.

Passa qualche anno, la vita scorre felice e la “nuova” figlia, arrivata adolescente in Italia, compie 20 anni. Ed è da questo punto che Mario (nome di fantasia del patrigno), inizia a cambiare: da una parte si chiude, non parla ed è sempre più scontroso. Dall’altra si avvicina sempre di più alla figlia vent’enne, instaurando un rapporto speciale, quasi di esclusione nei confronti di tutti gli altri. In più lavora, lavora tantissimo e a un certo punto decide di organizzare un viaggio di una settimana per riposarsi. Ma il viaggio non prevede la presenza della moglie, bensì della figlia…

Quindi si parte, all’estero, dalla sorella della moglie. Però, quando la strana coppia arriva a destinazione, rifiuta l’ospitalità e se ne va a dormire per conto proprio in un altro appartamento. Non si fanno vedere mai, sono sempre in giro. Finché preoccupati i parenti li cercano e poi, purtroppo li vedono: la figlia di Laura e il patrigno avevano formato una coppia, si erano messi insieme. E se questo non bastasse, una volta ritornati in Italia, la “fidanzatina” chiede e ottiene di poter aprire un negozio, nonostante i soldi a casa non fossero molti.

A un certo punto finalmente Laura apre gli occhi, reagisce, si arrabbia. E per tutta risposta ottiene sputi e insulti. Poi, quando i due iniziano a far uso persino di droghe, anche in casa, Laura caccia di casa la figlia, decidendo però di pagarle un posto per dormire.

Le cose però non cambiano molto: padre e figliastra stanno in giro tutta la notte, fanno la “bella vita”, bevono. Allora Laura prova di nuovo a ribellarsi e un giorno, esasperata, dà uno schiaffo alla figlia. Il marito reagisce picchiandola violentemente. La figlia difende il patrigno come fosse lei la moglie.

Le violenze continuano: ancora sputi, botte, insulti, porte rotte, mobili distrutti e bisogni fatti per tutta la casa, per sfregio, per umiliare la moglie.

Scattano le denunce (più di dieci) per maltrattamento, anche economico, visto che lui non contribuisce più al sostentamento della famiglia. Ma, come spesso succede in queste occasioni, nulla cambia e anzi le cose peggiorano, con ancora maggiori violenze e ripetute minacce di morte.

Laura è veramente disperata e non sa cosa fare. È spalle al muro, circondata dall’indifferenza delle istituzioni e dalla violenza del marito. Decide allora di recarsi davanti al commissariato di polizia per fare un gesto simbolico. Porta con sé una tanica di benzina e si cosparge di liquido infiammabile. Con un accendino in mano inizia a urlare: ”Se nessuno mi aiuta mi ammazzo da sola! Se nessuno mi aiuta la faccio finita!”

Ci teniamo però a sottolineare di nuovo come quello fosse un gesto simbolico: Laura quell’accendino non aveva nessuna intenzione di accenderlo. Era il gesto di chi è stato lasciato solo e che per questo ha paura di non avere più la forza di andare avanti.

2018-09-29T15:06:44+00:00