Lettere dal carcere di Vicenza: violati i diritti dei detenuti. E la bon’t worry denuncia

diritti dei detenuti16/11/2021-  La bon’t worry INGO si impegna da tempo a difendere i diritti dei detenuti e a denunciarne le violazioni, dando voce a chi, in carcere, rimane inascoltato. Nel 2021 l’associazione ha raccolto e continua a raccogliere lettere provenienti da detenuti reclusi nel carcere di Vicenza in cui si racconta di una situazione di costante e sistematica violazione dei diritti umani, nonché, specificamente, dei diritti delle persone private di libertà personale. Ne è seguita una denuncia contro ignoti da parte della Presidente Bo Guerreschi con cui l’autorità giudiziaria (Procura della Repubblica di Vicenza) è stata invitata a indagare sui fatti avvenuti e che ricorrentemente avvengono nella Casa circondariale di Vicenza e a perseguire chiunque sia responsabile delle contestuali violazioni.

La corrispondenza ricevuta dalla Casa Circondariale di Vicenza fa luce su una condizione diffusa di grave sofferenza fisica e psicologica che trae origine in larga parte nel mancato rispetto delle regole che disciplinano la vita all’interno del contesto carcerario e che sfocia nella negazione dei diritti riconosciuti ai detenuti.

Tante le problematiche descritte nelle lettere, a partire dalle precarie condizioni igieniche in cui versa la struttura. Le celle sono sporche, le pareti macchiate di sangue (risultato di frequenti atti di autolesionismo), lenzuola e coperte lerce e un solo bagno a disposizione per cinquanta persone. I detenuti spesso non hanno la possibilità di pulire adeguatamente i locali in cui vivono e con servizi igienici del genere la cura personale è alquanto limitata, verificandosi così un chiaro venir meno a quanto disposto nella Carta dei Diritti e dei doveri dei detenuti e degli internati nella parte dedicata alla Vita quotidiana.

Lo stesso documento viene puntualmente trasgredito ogniqualvolta nel Carcere di Vicenza non vengono consegnati i medicinali (neanche a fronte di patologie serie e invalidanti), si somministrano ingenti quantità di psicofarmaci per sedare i carcerati, configurandosi così una violazione del diritto alla salute.

Anche l’alimentazione, che dovrebbe essere “sana e adeguata alle proprie condizioni”, non è sempre garantita, infatti la mensa è chiusa nei giorni festivi e di conseguenza in quelle occasioni nessun pasto viene fornito ai detenuti.

Ancora, il “diritto a non subire mezzi di coercizione fisica a fini disciplinari” viene costantemente violato stando alle testimonianze di chi è in contatto con la bon’t worry. Minacce, intimidazioni, maltrattamenti anche fisici sono al centro delle lettere dei carcerati di Vicenza e dipingono un quadro a tinte fosche in cui è rappresentato l’evidente configurarsi di trattamenti inumani e degradanti in aperta violazione di numerose  Carte e Convenzioni Internazionali e della stessa Costituzione italiana (art. 27).  La Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (art. 5), il Protocollo opzionale della Convenzione ONU contro la Tortura, la Carta di Nizza (art. 4) proibiscono tutti la tortura e i trattamenti inumani e degradanti e devono essere invocati in presenza di violazioni come quelle della Casa Circondariale di Vicenza.

Contribuisce a delineare una situazione grave e urgente anche l’allarmante numero di suicidi che si consumano nel penitenziario vicentino, ultimo quello verificatosi a luglio scorso e che ha spinto la presidente Bo Guerreschi a insistere affinché venisse data una risposta al suo esposto diretto alle più alte cariche istituzionali competenti in materia di diritti dei detenuti.  Tra queste, il Garante Nazionale dei diritti delle persone private di libertà personale e quello della Regione Veneta; Il presidente del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani, il Ministro di Grazia e Giustizia, la Commissione  per la tutela e promozione dei Diritti Umani e il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria. Tutti chiamati a conoscere la realtà carceraria di Vicenza e ad agire a difesa dei diritti dei carcerati.

La Presidente Bo Guerreschi denuncia dinanzi a tali soggetti il sistema carcerario vicentino, dove operatori e dipendenti lavorano in un clima di omertà e dove il diritto dei detenuti di esporre un reclamo al magistrato di sorveglianza e di segnalare eventuali fatti o situazioni particolari al direttore del carcere o ancora di interloquire con il responsabile delle guardie carcerarie cade nel vuoto.

Il “programma recupero detenuti richiedenti”

L’azione della bon’t worry a sostegno dei detenuti non si limita alla denuncia e alla costituzione di parte civile nel processo, ma si estende all’ideazione e realizzazione di programmi che traducono concretamente la funzione rieducativa della pena.

Il programma in questione consiste nell’accompagnare chi si sia macchiato di reati gravi e/o ostativi in un percorso di recupero che mira in primo luogo a rendere l’autore del reato consapevole di quanto commesso e degli effetti, danno fisico e/o psicologico, che ha avuto sulla vittima e sulla sua famiglia. Al termine del percorso è possibile valutare la probabilità del reo di rendersi recidivo a fronte di un reinserimento nella società.

Il percorso consiste in una serie di sedute che si svolgono nel corso di un minimo di 6 mesi e che prevedono la presenza di uno psicologo e di un operatore, i quali redigeranno insieme una relazione conclusiva, di cui i tribunali potranno servirsi.

Centrale nel percorso è l’”interrogatorio induttivo”, che attraverso alcune tecniche consente di comprendere se l’interrogato sia sincero o meno e se, alla luce delle nuove conoscenze acquisite durante il percorso, sia in grado di reintegrarsi normalmente in ambito sociale e lavorativo o se sarà portato a ricommettere reati.

Fondamentale, poi, la consapevolezza che il reo acquisisce rispetto al concetto di vittima vulnerabile e di vittimizzazione secondaria e di cosa significhi e cosa comporti il danno post-traumatico della persona offesa. Questo lavoro è ancora una volta finalizzato a gettare le basi per un nuovo ingresso nella vita sociale del carcerato.

Infine, è prevista la possibilità di organizzare un gruppo di “elaborazione cognitiva” con altri detenuti che lo desiderino. Scopo dell’iniziativa è quello di consentire ai carcerati di instaurare un confronto costruttivo per la propria crescita e di prendere coscienza attraverso gli altri del proprio gesto e del danno causato.

2021-11-18T08:30:44+00:00
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