Quando la forza per i propri figli, e per se stessi, ti porta a reagire. Questa è la storia di una grande donna che è riuscita a prendersi in mano la propria vita e a reagire ai maltrattamenti e all’ingiustizia di una famiglia senza amore, grazie al sostegno della bon’t worry INGO.

L’inizio e la gravidanza

Ho conosciuto questo ragazzo  di modi gentile amorevoli, a prima vista un uomo come pochi. Dopo un lungo periodo di frequentazione mi rendo conto di essere incinta e quando glielo dissi. Lui mi minacciò di fare male a me ed al futuro bambino, disse che sarebbe stata la Camorra a farmi male. Ma non avendo il coraggio di abortire decisi di lottare per portare avanti la gravidanza. Ho dovuto lasciare i due lavori che svolgevo per rifugiarmi da mia sorella con una gravidanza difficile e rischio di abortire naturalmente.

Dopo qualche mese si presenta sotto la casa di mia sorella dicendo di volere una famiglia ed essere dispiaciuto di come si era comportato. La mia famiglia per mitigare la situazione ci aiuta con sacrifici a prendere casa. Passato il primo mese che passò benissimo, all’ottavo mese lui mi obbliga ad avere parecchi rapporti sessuali anche se gli dicevo che mi faceva male, ma a lui poco importava. Arrivata al nono mese iniziò pure ad insultarmi, dicendomi spesso quando mi rifiutavo di avere rapporti, che gli facevo schifo, ero diventata una balena e che, “…dovevo alzare il culo mongoloide.” Quando veniva mia madre lui faceva finta di essere gentile, accarezzava il mio pancione e mi chiama “amore mio.”

La realtà

La prima volta che mia madre vide il suo vero lato fù quando lui comprò 5 mandarini e quando li mangiai tutti, lui iniziò ad arrabbiarsi. Non si accorse che mia madre era in casa e una volta uscita all’improvviso mia madre gli disse che stava esagerando. Lui si difese dicendo di essere stanco dal giorno di lavoro. Da quel giorno mia madre comprò sempre frutta e verdura per evitare problemi. La mia famiglia è sempre venuta raramente perché lui non li ha mai accolti bene.

Ogni volta che volevo andarmene lui minacciava di fare male alla mia famiglia. Io mi chiedevo perchè questo ragazzo avesse due personalità. Sbalzi di umore e attacchi di rabbia che giustificava chiamandomi amore, dicendomi che mi amava e che non si ricordava di avermi fatto de male. Decisi di parlarne con sua madre che dopo averle spiegato la situazione, mi risponde che ero una donna paranoica e che pur rischiando la vita io ero la sua compagna e come tale dovevo tenermi i problemi per me stessa. Facendomi anche capire la prossima volta di non chiamare.

Da quel giorno mi sono creata una nemica e per ogni volta che il figlio mi picchiava o mi trattava male, puntualmente ricevevo una telefonata dalla madre che mi insultava e mi accusava di trattarlo male.

Lui spesso mi rinfacciava quando mi accompagnava in qualsiasi posto e gli dovevo dare i soldi per la benzina. Questo atteggiamento mi ha segnato tanto. Ho dovuto abortire per ben due volte, stando molto male la seconda volta dove lui mi aveva convinto a fare sesso con lui pur avendogli detto che in fase di cambiamento della pillola rischiavo di rimanere incinta, ma lui non ha voluto sentire altrimenti. Mi ha obbligato a comprare la pillola abortiva e sono stata male tutta la notte. Gli ho chiesto di chiamare mia madre e lui si è rifiutato decidendo invece di andare al museo con un amico.

Alla nascita di Sofia

Nata la piccola Sofia le cose sono peggiorate – lui divenne geloso, mi accusava di dare alla bambina troppa importanza anche se aveva neanche pochi giorni. La bambina andò in apnea, Sofia ed il mio istinto materno mi disse che mi dovevo dare una mossa per salvare mia figlia che era diventata viola. Passai 20 giorni in ospedale con lei giorno e notte da sola dato che lui non voleva che io chiedessi aiuto alla mia famiglia.  Lui mi veniva a trovare massimo 1/2 ore al giorno. Quando tornai a casa con una bambina che soffriva di reflusso mia madre mi diede un marsupio dato che la bambina non poteva stare sdraiata. Qui iniziò un altro periodo tremendo. Lui non sopportava sentire la piccola piangere e spesso uscivo di casa con la bambina per non sentirlo lamentarsi e per evitare che facesse male a me ed alla mia bambina, anche con la pioggia e poi il caldo. Diceva che era colpa mia che la bambina piangesse quando lui la prendeva in braccio, perché ero che io che parlavo male di lui alla bambina.

Sentendomi impotente non potevo andarmene però perché lui minacciava di togliermi la bambina. Non avevo altra scelta se non rimanere.

L’inferno continua…

Io mi sono fatta forza con una bambina piccola ed il cuore a pezzi, successivamente mi ha nuovamente obbligato ad avere rapporti con lui, finendo in ospedale ad abortire. Non ho mai voluto fare quell’intervento, ma non ho avuto altre possibilità. Con un uomo cosi al mio fianco e una bambina piccola, Sofia, non ho avuto alternative. Successivamente mi ha nuovamente obbligato ad avere rapporto anche post-intervento con la spirale inserita, ed io che sanguinavo, a lui non importava.

Quando veniva mia sorella minacciava di picchiarla. Quando si svegliava depresso mi diceva che era brutto e stava perdendo tutti i capelli, prendendosela con me. Non ricordo il numero spropositato di notte che mi ha tenuta sveglia ad ascoltare le sue paranoie spesso non lasciandomi mangiare.

Quando ho iniziato a lavorare ho sperato le cose potessero cambiare, ma invece sono peggiorate. Io mi impegnavo tanto a pagare tutto quanto, e a pensare a mia figlia pagando asilo, bollette, e tutto ciò che era necessario. Devo ringraziare di aver avuto la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto anche economicamente.

La famiglia di lui invece c’era soltanto per litigare e non sono mai stati presenti pretendendo di chiamare e parlare con la piccola. Quando si andava a trovare la madre di lui venivo criticata e c’era parecchia gelosia perchè mia madre invece veniva spesso a trovarci. La madre di lui mi faceva sentire sbagliata dicendomi che non ero una buona madre e che ero soltanto un parassita succhiando i soldi del figlio. Quando puntualizzavo che ero io a pagare tutto per Sofia, lei usciva fuori di testa dicendo che lei in parole poche una signora e io di una razza inferiore dovevo tacere.

Un’episodio tremendo è stato quando Sofia si è mangiata l’ultimo pezzo di crostata che lui si era comprato. Ha iniziato ad inveirci contro e sono corsa a comprarne una nuova per evitare che se la prendesse. Ho sempre avuto paura a finire da mangiare o prendere delle cose che magari aveva comprato lui.

Quando mi sono permessa di dire a sua madre che suo figlio non stava bene, la madre mi ha sputato in faccia. Nello stesso momento è arrivato il figlio che voleva aggredirmi e presa mia figlia me ne sono andata.

Sua madre mi ha anche messo le mani addosso, graffiandomi e ferendomi, perchè non avevo rapporti sessuali levandomi la chiave di casa difendendo il figlio quando sono io che mi sono sempre dovuta difendere da lui.

E’ il momento di dire basta

Pulendo casa un giorno trovai una scatola di legno con della marijuana. Affrontandolo gli dissi che avevo compreso il suo atteggiamento. Lui mi disse di farmi i cavoli miei e che non avrei dovuto toccarlo – mi picchiò con la bambina in braccio e anche chiamando i Carabinieri essi non fecero nulla. Successivamente come se non ci fosse stato nulla si preparò una canna e si mise a fumare come se io non ci fossi e neanche la bambina, in salotto.

Tutto esplose il giorno in cui dovendo cucinare lui mi tolse la bambina dalle mie braccia che iniziò a piangere e lui insisteva nel dirle che era suo padre e che le voleva bene e quindi non doveva piangere. Suggerendo di prendere la bambina, lui si arrabbiò e prese un coltello puntandomelo addosso, “…se non ti levi ti apro come un maiale.” Riuscendo ad arrivare alla porta mi rifugiai dalla vicina di casa alla quale lui disse che ero io la pazza e che non è vero tutto ciò che le dissi. Facendomi rientrare in casa mi prese per i capelli e con la bambina in braccio mi tirò due pugni finendo per sputarmi in faccia.

L’aiuto

E’ stato l’indomani che ho chiamato mia madre per dirle che avevo bisogno di aiuto. Andata via di casa sono andata dai Carabinieri di zona ed informai gli ufficiali dove fossi con la bambina. Lui mi chiamò dicendomi che avevo ragione e che andando magari ad un corso di coppia per l’amore verso la bimba potevamo sistemare le cose.

In meno di una settimana mi arrivò una denuncia per sequestro di minore e quando dissi al poliziotto di aver avvisato i Carabinieri, egli mi dissè che stavo dicendo il falso. Dopo mesi lui mi chiamò dicendomi che stavo per perdere la bambina e che conveniva ritornare.

Al mio ritorno, per paura di perdere la bambina data la mia nazionalità straniera anche se con il permesso di soggiorno, mi disse che avevo fatto la cosa giusta.

I primi tre mesi sono passati con calma, ma durò poco e ritornò tutto l’incubo che vi ho già descritto. Mi dicevo tutti i santi giorni che non avrei potuto mettere in pericolo la vita di mia figlia. Ho rischiato di rimanere paralizzata dopo aggressioni anche psicologiche perché volevo andarmene.

Grazie alla bon’t worry sono riuscita a riprendere la forza di continuare ed ora voglio vivere dignitosamente con mia figlia.

Un lieto fine: Sofia e sua madre, anche se tutt’ora in fase legale in loro protezione, sono sane e salve nella loro casa allontanate da questo padre e uomo che non le merita e Sofia cresce serena. In una famiglia invece grazie alla nonna materna ed alla zia che l’amano insieme alla grande mamma, come si merita, nella tranquillità che dovrebbe avere qualsiasi bambina.

2019-10-11T08:20:09+00:00